Essiccazione del luppolo

In questa pagina volevo descrivere la mia personale esperienza in merito all’essiccazione del luppolo. E’ un’esperienza nuova, per cui capiterà che aggiornerò questa pagina di frequente. Se ci fosse qualche lettore esperto o che abbia già fatto dei tentativi, sarei ben contento di condividere l’esperienza!

Il metodo migliore per riconoscere il termine dell’essiccazione è quello di piegare la parte centrale di un cono e verificare che si spezzi. Se si piega significa che nel cono è presente ancora troppa umidità. Una volta essiccato il luppolo è possibile conservarlo per circa un anno senza che perda troppo aroma o tramite congelamento (anche da fresco) o mettendolo sottovuoto (anche da fresco). Rimane inteso che se ci si prepara per tempo è possibile usare il luppolo fresco appena colto per una produzione di birra! C’è solo da fare attenzione alle dosi ma si possono facilmente calcolare partendo dalle dosi del luppolo secco.

P.S.: Dopo la descrizione dei modelli di essiccatoi autocostruiti ho voluto mettere alcune osservazioni personali e attenzioni da tenere.

Essiccatoi versione 1

Ecco alcune foto dei primi essiccatoi ‘home made’ realizzati per essiccare il luppolo sestese (o lupulus nostratis 😉 )!

La quantità di luppolo della prima raccolta era molto modesta. Essendo tutta la raccolta di luppolo selvatico al momento un puro test per vedere se si può produrre birra dal sapore gradevole e con una giusta tonalità di amaro, non volevo diventare matto a costruire essiccatoi troppo grandi o acquistare del materiale. Per cui ecco come ho fatto (anche se è abbastanza chiaro dalle immagini):

  • Prendere una scatola di cartone
  • Tagliarla a circa 2/5 cm dal fondo in modo da avere una sorta di ‘vassoio’ con le sponde
  • Con il cartone avanzato fare 4 rettangoli da applicare come piedini ai 4 spigoli del nostro vassoio
  • Con un cacciavite, un paio di forbici, una penna, … bucherellare il fondo per lasciar passare l’aria

Fatto! Giovanni Muciaccia sarebbe fiero di me 🙂

PRO:

  • Costo praticamente nullo
  • Dimensioni contenute

CONTRO:

  • I fori larghi fanno passare e cadere le ghiandole resinose
  • Dimensioni contenute (non è una svista, le dimensioni contenute possono anche essere uno svantaggio)
  • L’areazione e il passaggio d’aria non è ottimale

Essiccatoi versione 2

Per la seconda raccolta una settimana dopo, ho raccolto altro luppolo sia a Sesto Calende che a Mercallo (qui la mappa) per un totale di quasi 1,2 Kg di coni freschi. Per una simile quantità mi sono adoperato per trovare o costruire altri essiccatoi che ho poi messo in casa al riparo da correnti d’aria e luce diretta del sole.

Ecco una proposta per una soluzione semplice ed economica:

  • Recuperare un telaio di legno (una vecchia porta, una finestra, un telaio o una cornice di un quadro, …)
  • Rivestire il telaio con una zanzariera che si può fissare con una sparapunti o delle puntine
  • Aggiungere uno spessore sotto al telaio (o dei piedini) per poterlo appoggiare o sovrapporne diversi …
  • … oppure avvitare degli anelli di metallo per sospendere l’essiccatoio o eventualmente appenderlo con delle funi

PRO:

  • Dimensioni maggiori
  • Costo comunque quasi nullo se si trova materiale di recupero
  • Areazione migliore
  • La trama fitta della zanzariera impedisce alle ghiandole resinose di cadere e perdersi

CONTRO:

  • Uhm… non ne ho trovati di particolari

Essiccatoi versione 3

Questo modello di essiccatoio è nato dall’esigenza impellente di una sera di trovare un posto dove far riposare i quasi 2 Kg di coni freschi raccolti la sera stessa dopo aver trovato un cespuglio di luppolo selvatico molto rigoglioso, carico ci splendidi coni e al grado giusto di maturazione. Ho recuperato quindi uno scatolone di cartone (la fortuna mi ha assistito, era la sera della raccolta differenziata della carta), ho forato tutti i lati per garantire un corretto e continuo passaggio d’aria e ho coperto il tutto con la zanzariera rimastami fissandola ai lati con delle puntine. Le puntine sul cartone non tengono come sul legno e si staccano facilmente, ma una volta messa in tensione la zanzariera dal peso del luppolo difficilmente si staccano. E poi l’essiccatoio non è un oggetto pensato per essere spostato in continuazione. Lo stendere la zanzariera all’interno di un coperchio di cartone che non abbia il fondo bucato garantisce anche un’ottimale raccolta delle ghiandole resinose e del polline.

PRO:

  • Costo quasi nullo
  • Areazione buona
  • Superficie grande
  • Raccolta di ghiandole e polline

CONTRO:

  • Forse un po’ tanto ingombrante…

Essiccatoi versione 4

E’ solo una balzana idea al momento, ma sto pensando di costruire essiccatoi usando del tessuto non tessuto (TNT) al posto della zanzariera, in modo da limitare al minimo la dispersione di pollini e ghiandole ma mantenendo di contro la traspirazione e il passaggio d’aria.


ALCUNE OSSERVAZIONI

Ecco alcune osservazioni e attenzioni da tenere:

  • Maneggiare i coni di luppolo il meno possibile per evitare una dispersione eccessiva di polline, di ghiandole resinose e di petali.
  • Una volta posizionati i coni sull’essiccatoio, non agitare lo stesso e muoverlo il meno possibile
  • Quando possibile, lavorare avendo cura di posizionare qualcosa (ad esempio dei fogli di giornale) sotto agli essiccatoi per raccogliere le ghiandole e il polline che altrimenti si perde

Sembrano osservazioni banali, ma a mie spese mi sono accorto della grande quantità di resina che cade da un essiccatoio nonostante queste accortezze. Ed è un vero peccato, perchè non sono le foglie a dare la componente maggiore dell’aroma e dell’amaro. Soprattutto se si vuole provare a saggiare la qualità del luppolo nostrano selvatico.

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