Lupulus Nostratis

Lupulus ‘Nostratis’

Il Lupulus ‘Nostratis’ ovviamente non esiste, è un nome che mi sono inventato per dare una connotazione geografica tipica al luppolo che cresce spontaneamente in Italia (o almeno lungo le sponde del Lago Maggiore e del Ticino – guardate la mappa in questa pagina). Una mappa simile che riporta le coltivazioni amatoriali di luppolo la si può vedere qui. Mentre invece una mappa con la diffucione del luppolo selvatico in Italia è pubblicata qui.

Il luppolo

IMG_20140831_163655Il luppolo (Humulus lupulus) è una pianta a fiore della famiglia delle Cannabaceae. E’ una pianta perenne, con rizoma ramificato dal quale si estendono esili fusti rampicanti che possono raggiungere i 7 metri d’altezza. La sua coltivazione in Italia è stata introdotta a fine 1800. E’ stato scritto moltissimo sul luppolo, sulla sua storia, sull’uso, sulle proprietà mendicamentose e antibatteriche, sulle ricette, sulla coltivazione, su quali parti usare per fare la birra, … Voglio perciò evitare di riscrivere tutto qua facendo del gran copia-e-incolla. Potete fare ricerche su Google o leggere la pagina di Wikipedia. Quello che vorrei invece scrivere qui sono considerazioni personali e alcuni consigli ‘casalinghi’.

Quantità enormi

IMG_20140904_083849Facendo un giro tra fine agosto e metà settembre (periodo della fioritura) non si potrà fare a meno di notare dei cespugli carichi di fiori (i coni). Dopo un primo momento di folle euforia da birraio casalingo, la domanda nasce spontanea (o almeno a me è sorta spontanea):

come mai con tutti gli home brewers che ci sono in giro nessuno si fila questo luppolo e nessuno ne parla?

E una seconda domanda forse più importante:

come mai se c’è tutto questo luppolo in giro, non si sentono tessere le lodi del luppolo italiano ma si parla solo di luppolo tedesco, belga, inglese e via dicendo? Forse che il luppolo selvatico italiano faccia schifo?

Per dare una risposta a questa domanda ho deciso di cercare più a fondo e provare direttamente.

Il luppolo in Italia

Come ho già citato, questa mappa indica chiaramente che il luppolo è presente in tutta Italia. Ci sono però alcuni progetti particolari e delle coltivazioni in Italia.

Ad esempio http://luppoloitaliano.blogspot.it/ riporta quella che viene definita la ‘prima statistica italiana sulle coltivazioni di Luppolo’. I numeri però sono un po’poco confortanti visto che ad oggi (settembre 2014) siamo appena sopra le 154 coltivazioni AMATORIALI.

Ci sono anche aziende che coltivano luppolo, come questa in Veneto o questa in Emilia Romagna (ma anche qui) o questa in Piemonte.

Infine un progetto MOLTO interessante da poco conclusosi in Friuli-Venezia Giulia chiamato FuturBioErbe e in particolare alcune pagine in cui si parla di luppolo:

Non ho trovato al momento moltre altre indicazioni, se ne avete segnalatemelo. Sarebbe interessante comunque avere un’idea più chiara di chi utilizza luppolo ITALIANO e meno luppolo di importazione. Si possono sempre comprare semi o rizomi e piantare in casa o nel proprio giardino, ma sarebbe interessante valorizzare le qualità (se ne vale la pena) dei luppoli autoctoni italiani.

Altre riflessioni e commenti interessanti in questo blog a partire da questo articolo.

Un’esperimento interessante con il luppolo italiano selvatico le ho trovate in questo blog datato 2010: http://birraiomaremmano.blogspot.it.

Una questione di nobiltà

Ci sono opinioni molto discordanti riguardo al luppolo italiano, soprattutto a quello selvatico.

In Europa esiste un gruppo di luppoli storici chiamati “nobili” utilizzati per l’aroma delle Lager e sono: Saaz, Hallertauer, Tettnanger e Spalt. Secondo alcuni anche il Mittelfruh. Secondo altri a questo elenco andrebbero aggiunti anche il Fuggle e l’East Kent Goldings.

In molti forum (ad esempio qui) alcuni utenti sostengono che utilizzare il luppolo selvatico nostrano porti ada avere un grado di amaro eccessivo (per altri invece insufficiente) o sentori di cipolla, erba, aglio, asparago, …

Per altri invece la qualità del luppolo nostrano non farebbe invidia ai luppoli nobili europei. L’Università delle Marche (ma non sto riuscendo a trovare ora un link, nel caso segnalatemelo) pare stia valutando le condizioni per la coltivazione in Italia di luppolo.

Magari in fase di produzione scegliere di usarne diversi e dedicare il luppolo nostrano solo per dare l’aroma o il profumo? O solo per l’amaro? Proverò e scriverò 😉

Storia

Dal punto di vista storico ci sono testimonianze antichissime della produzione di birra con luppolo (che fun mediamente introdotto attorno all’anno 1000) nella zona dove abito, e più precisamente a Pombia, dove è stata

ritrovata la più antica attestazione materiale di birra in Europa, portando inoltre ad una retrodatazione l’uso del luppolo, uno degli ingredienti della birra, al periodo delle civiltà protoceltiche.

(Da qualche anno viene riprodotta la Flavia Plumbia, la birra di Pombia)

Mumble mumble… ma se è vero che si produceva birra da queste parti… allora il luppolo non deve essere poi tanto male!

Intanto, iniziamo a raccoglierlo e ad essiccarlo!

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